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INCONTRI RAVVICINATI DEL “TERZO TIPO” IN PUGLIA?

riccio

 

“Molto spesso il retaggio culturale e l’educazione ricevuta  hanno inculcato una serie di fobie non sempre giustificate,
che in presenza di ANIMALI SELVATICI fanno assumere all’escursionista
comportamenti pericolosi …per noi e per loro.”

 

 

Sicuramente per gli amanti della selvaggia fauna di Puglia, uno degli aspetti più belli di un’escursione è la possibilità di avvistare animali selvatici nel loro habitat naturale.

In questi casi diventa fondamentale la corretta informazione, che consente di godere delle emozioni di un incontro ravvicinato con un animale (piccolo o grande che sia) senza compromettere il delicato equilibrio di cui fa parte.

Bisogna tenere a mente che qualunque animale selvatico, dal più piccolo insetto al mammifero di grossa taglia, cerca di tenersi alla larga dall’uomo, visto come un predatore o più in generale come un pericolo. Quindi l’aumento di incontri con gli animali, (ad esempio volpi e cinghiali che si spingono sino alle periferie dei centri abitati) non dipende dal fatto che essi sono diventati improvvisamente “cattivi”, ma è dovuto allo sproporzionato incremento demografico dell’essere umano negli ultimi decenni: le aree urbanizzate sono in continuo aumento e sottraggono spazio alla fauna, poiché molto spesso le nostre abitazioni sono a diretto contatto con i boschi e gli ambienti naturali o semi-naturali. Siamo noi dunque a invadere il loro spazio vitale, perciò non deve stupirci l’aumento di avvistamenti di determinate specie vicino ai centri abitati.

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Durante un escursione è importante muoversi in silenzio evitando di parlare ad alta voce, in quanto i rumori molesti allontanano la fauna. il danno maggiore nei loro confronti si ha soprattutto quando sono in letargo, perché se si svegliano il loro organismo è debilitato da un periodo più o meno lungo in cui l’animale non si è nutrito, con conseguenze a volte letali. Il rumore eccessivo risulta pericoloso per la fauna anche durante il periodo riproduttivo, in quanto se vengono interrotti si riducono le possibilità di nascita di nuova prole e conseguentemente diminuiscono le possibilità di sopravvivenza della specie. In caso di ritrovamento di tane, o di nidi di uccelli, è bene limitarsi a fotografare nel massimo silenzio e allontanarsi il prima possibile; in nessun caso bisogna toccare le uova o i piccoli, perché i genitori “sentirebbero” l’odore dell’uomo e abbandonerebbero il nido, condannando a morte certa la loro progenie.

Quando si è in escursione può capitare di imbattersi in un riccio o in una tartaruga di terra, ossia la testuggine comune: molte persone purtroppo hanno l’abitudine di prenderli e portarli nelle loro abitazioni, comportamento sbagliatissimo, poiché sottraendo questi animali al loro ambiente naturale si riduce il potenziale riproduttivo della specie, senza contare che molto spesso queste creature non si adattano alla vita domestica e muoiono. Gli animali non sono peluche o giocattoli, e se sono nati liberi tali devono restare.

Detto questo, vediamo come comportarci in caso di incontro ravvicinato con alcuni degli animali che popolano i nostri boschi:

calabrone

Api, bombi, vespe e calabroni. Sono insetti appartenenti all’Ordine degli Imenotteri, riconoscibili grazie a un tipico restringimento che separa l’addome dal torace. Sono dotati di pungiglione, strumento di difesa e offesa. Se durante un escursione inavvertitamente capitiamo vicino a un loro alveare, bisogna allontanarsi con calma, evitando di muovere i rami vicini a quest’ ultimo, ed evitando i movimenti bruschi. Più ci agitiamo, più aumentano le probabilità di attacco, in quanto sono insetti sociali altamente organizzati, e si sentiranno “in dovere” di difendere il loro alveare dagli intrusi. In caso di puntura è utile portare con sé pomate specifiche per punture d’insetto (acquistabili in farmacia), e recarsi immediatamente in ospedale per un controllo precauzionale. Infatti ogni individuo reagisce diversamente alla puntura, e vi sono persone allergiche al veleno, che in caso di puntura possono riportare gravi infiammazioni e in alcuni casi rischiare la vita. Non bisogna mai stuzzicare la cute interessata dalla puntura, ad esempio grattandosi e facendo fuoriuscire sangue, perché farebbe aggravare l’infiammazione. Fra gli insetti sopra citati, la medaglia d’oro per grado di intensità del veleno spetta al calabrone (Vespa crabro).

scorpioncinoScorpioni. Non sono insetti bensì aracnidi, e si ritrovano spesso nella lettiera del bosco, ossia nello strato di fogliame e legno morto al suolo. Gli scorpioni nostrani non sono mortali, ma in caso di puntura sono comunque in grado di regalarci qualche irritazione cutanea. Bisogna pertanto evitare di spostare pietre o rami a mani nude, piuttosto utilizzare un bastone.

 

 

 

malmignattaRagni. esistono migliaia di specie di questi aracnidi anche nel nostro Paese, ma il loro veleno è di quantità e consistenza tale da risultare dannoso solo per i piccoli animali (insetti, vermi, ecc) di cui si cibano. Tuttavia esistono delle eccezioni, come il ragno violino (Loxosceles rufescens) o la malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), dal morso velenoso anche per l’uomo, e nel caso di quest’ultima, sono registrati alcuni casi mortali. Ovviamente si tratta di un’eventualità rara, vale sempre la precauzione di non toccare nidi e di non infilarsi in cespugli molto fitti, a meno che non siete escursionisti esperti.

biaccoSerpenti. Contrariamente alle credenze popolari, tra tutti i rettili italiani solo la vipera è pericolosa per l’uomo. Se avvistate un serpente e non siete esperti nel loro riconoscimento, la cosa migliore da fare è semplicemente girargli al largo, evitando di disturbarli. Ricordate che i serpenti non sono perfidi e maliziosi come l’uomo, e non attaccano per il puro gusto di fare male al prossimo. Come per tutti gli animali, anche i serpenti attaccano l’uomo quando si sentono in pericolo, perciò evitate di disturbarli e andrà tutto bene. Indossare scarpe da trekking o stivali è fondamentale, poiché proteggono piede e caviglia da eventuali morsi. La vipera è riconoscibile dagli altri serpenti per la testa triangolare e l’estremità del muso appuntita e rivolta verso l’alto, il corpo corto e tozzo e la pupilla a forma di fessura. Nella rarissima eventualità di un morso da parte di questo rettile, bisogna allertare il 118, specificando al personale l’ora del morso, la località, se la persona colpita ha assunto qualche farmaco particolare in quel periodo e ogni dettaglio utile. Fatto questo, raggiungere un ospedale o se si è impossibilitati a muovere il ferito, attendere i soccorsi. Evitate i rimedi alla “Survivor”, tipo le incisioni con il coltello o il laccio emostatico, o succhiare con la bocca per asportare il veleno. Se abbiamo micro lesioni in bocca infatti potremmo assumere a nostra volta il veleno. La cosa migliore da fare è far muovere il meno possibile il ferito, per rallentare la circolazione del veleno nel corpo, sciacquare la ferita con acqua fredda (per sciogliere parzialmente il veleno) e bendare la ferita (sempre se si dispone di bende). Va comunque ricordato che tutti i serpenti, vipera inclusa, sono importanti nell’equilibrio ecologico di un ecosistema, in quanto essendo predatori contribuiscono al controllo demografico di molte specie invasive (mangiano anche i ratti!). Perciò non vanno uccisi.

cinghialiCinghiali. Sono in aumento in tutte le regioni italiane e in Europa, perché in molte zone è estinto o si è rarefatto il lupo, principale predatore di questo ungulato. Il sovrannumero di cinghiali è dannoso, perché consumano i prodotti del bosco (ghiande, castagne, ecc) o devastano il sottobosco per la ricerca di cibo. Negli ultimi anni si cerca di controllare il loro numero con la caccia effettuata da persone munite di regolare patentino. E’ un animale onnivoro dotato di grande capacità di adattamento, per cui si spinge fino alle zone abitate e anche in zone degradate (come cumuli di rifiuti) per cercare cibo. Vive in gruppi a gerarchia matriarcale, ossia è la femmina più anziana a guidare il branco. In caso di avvistamento di solito scappano, tuttavia se messi alle strette o se credono di non avere vie d’uscita possono attaccare, soprattutto in presenza di femmine con i cinghialotti al seguito. In questi casi è importante non scappare, perché a dispetto della mole sono più veloci di noi, e inoltre daremmo loro l’idea di essere più deboli, invogliandoli a caricare. Se si incontrano su un sentiero bisogna spostarsi di lato per non farli sentire in trappola, restare fermi e calmi, e soprattutto in posizione eretta. Se stiamo in piedi infatti daremo loro l’impressione di essere più grossi e preferiranno allontanarsi.

 

fauna puglia cani-selvaticiCani rinselvatichiti e ibridi. Noti in inglese come “feral dogs”, sono cani abbandonati da più di 2 o 3 generazioni, per cui hanno perso il contatto con l’uomo e si sono riavvicinati nel comportamento al lupo, pur non riuscendo a eguagliarlo in forza e organizzazione sociale. Cacciano in branco come i lupi, sono di grossa taglia e in caso di contatto con l’uomo potrebbero attaccare. Gli ibridi derivano da casi molto rari di accoppiamento tra lupo e cane (ricordiamo infatti che sono entrambi canidi, quindi strettamente imparentati!), nell’aspetto sono molto simili al lupo, e hanno un temperamento derivato da entrambi i genitori; in caso di contatto con l’uomo possono scappare, oppure aggredire. La condotta corretta da adottare in caso di incontro ravvicinato è molto simile  a quella di incontro con cinghiali, quindi restare calmi, in piedi e allontanarsi lentamente. Mai scappare di corsa.

fauna puglia lupo

Lupo. Animale magnifico, in Italia è giunto sull’orlo dell’estinzione negli anni ’70, ma adesso grazie alla tutela sta ripopolando molte regioni italiane. E’ fondamentale per gli equilibri ecologici, perché è all’apice della catena alimentare e controlla il numero di cinghiali o altre specie invasive. Purtroppo le favole ce lo hanno sempre presentato come una bestia feroce e terribile; in realtà è più facile essere aggrediti da un cane che non da un lupo. Il lupo infatti è un animale molto prudente, teme l’uomo e lo evita, tant’è che è difficilissimo avvistarne uno vivo. Bisogna mettere da parte le credenze popolari e informarsi su questo animale, meritevole del massimo rispetto. Nella remota ipotesi di incontro ravvicinato vale quanto detto per i cani rinselvatichiti.

 

Concludendo, molto spesso il principale pericolo per gli uomini (in caso di contatto con la fauna selvatica) deriva dalla scarsa conoscenza e dal comportamento che essi stessi adottano!

 

Quindi informarsi prima e durante un escursione, oppure facendosi accompagnare da guide ed escursionisti esperti riducono fortemente il rischio di pericoli e nel contempo faranno apprezzare di più il contatto con la natura “Wild”.

 

PS: lo sai,  il team di Pugliavventura è sempre pronto ad accoglierti nel gruppo, per vivere le nostre passioni e goderti le nostre escursioni clicca qui >>http://www.pugliavventura.com/escursioni-puglia-avventura/

 

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Alessio Lacirignola – Guida Pugliavventura

Forestale, speleologo ed escursionista

 

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